Dal Calcolo Al Pensiero

Pubblicato il da Eurus - il vento del Sapere

Erano i primi anni ’50. Tim Leary era solo un laureato dell’ Alabama, e il presidente McCarthi lanciava quella che, anni dopo, Eleanor Roosvelt definiva la più violenta e dannosa ondata del fascismo. La TV non era ancora un fenomeno di costume mondiale, e mentre Presley rivoluzionava il mondo della musica, gli scienziati cercavano di risolvere, attraverso i computer, uno dei più grandi misteri dell’umanità: quello della vita. Per quanto l’arcano possa essere unico nella sua natura, gli studiosi decisero di attuare un metodo  che nella Fisica era di routine: realizzare il fenomeno per poi osservarlo e comprenderlo. Nel nostro caso: creare la vita per poi studiarla, e dare inizio ad ipotesi e teorie da vagliare attraverso sperimentazione. Ovviamente non era possibile creare la vita (come adesso), quindi perché non simularla attraverso dei calcolatori? Ma soprattutto: quale aspetto della vita si sarebbe dovuto creare? Erano gli anni in cui tra le Scienze Cognitive avanzava l’idea che la ragione possa essere ricondotta a puro calcolo, che il cervello fosse un evoluto manipolatore di simboli, e che alla base della conoscenza vi fossero semplici istruzioni informatizzate (come disse Kant trecento anni prima). Intelligenza umana e macchina sono solo diverse interfacce di procedimenti analoghi. Ma questo fu negli anni 50. Le numerose ricerche sulla costruzione di intelligenze artificiali non misero molto a far si che l’assunto precedente diventasse una strada senza sbocchi. Mente umana e computer sono due cose ben differenti. Chi lo aveva già capito era diretto verso un’altra direzione: costruire macchine il cui funzionamento fosse analogo a quello degli organismi biologici. Wiener lo sapeva, e cercò di scoprire quali fossero i meccanismi che permettevano ad un organismo vivente di autoregolarsi, di scambiare informazione tra le sue parti e cercò di simulare tali meccanismi all'interno di un computer. Nacque cosi la Cibernetica: una scienza che può essere definita come lo studio generale di sistemi complessi altamente organizzati, indipendentemente dalla loro particolare natura. Il sogno di chi naviga tra la cibernetica, al fine di indagare sulla vita, è quello di creare una macchina in grado di pensare, di imparare e di scegliere non attraverso un’equazione, ma attraverso una coscienza interiore in cui il tempo è processo fluido che conserva il passato e crea il nuovo. Dare la vita al ferro. Questo, ovviamente, è solo un sogno, ma fino ad oggi sono stati fatti passi importanti che hanno generato studi di carattere diverso e matrice comune. La cibernetica, infatti, copre varie discipline (biologia, fisica, matematica, robotica, ingegneria e informatica) occupandosi principalmente di: reti neurali, sistemi dinamici, processi di diffusione e molto altro ancora. Particolare importanza si da, nel settore informatico, all’Intelligenza Artificiale (AI), ovvero l'abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana. L’AI possiede una storia molto nutrita ricca di grandi protagonisti, quindi  è necessario procedere per ordine. Nel 1950 Alan Turing pubblica un articolo su Mind, nel 1950, dove viene indicata la possibilità di creare un programma al fine di far comportare un computer in maniera intelligente. Quindi la progettazione di macchine intelligenti dipende fortemente dalle possibilità di rappresentazione simbolica del problema. La linea seguita dalla giovane IA si baserà, dal 1956 in poi, sulla ricerca di un automatismo nella creazione di un'intelligenza meccanica. Ma nel 1962 avviene una svolta, forse più congeniale al pensiero di Turing. La nuova AI darà minore importanza all'apprendimento e si concentrerà sulla rappresentazione della conoscenza. Oggi l’AI tratta l’individuazione dei modelli e degli algoritmi, cioè mira a impiegare un’appropriata descrizione del problema da risolvere e della relativa procedura di risoluzione. Creare un computer pensante è l’obbiettivo di tali studi, e molti esperti sono persino convinti che entro il 2050 avremo robot che “pensano” , o meglio, che avranno una capacità di pensiero “robotica” classificabile come "intelligenza”. Altri, invece, sognano veri e propri computer dall’intelligenza paragonabile a quella umana, quasi sulla scia della fantascienza. Personalmente, da piccolo studente, penso che, se la scienza continuerà secondo questa linea di sviluppo, si arriverà presto ad una forma di intelligenza artificiale molto evoluta, ma sempre diversa da quella umana, per il semplice motivo che una piattaforma di silicio non sarà mai teatro di intuizione e dubbio. Quindi mi è molto difficile immaginare un computer in grado di filosofeggiare ed esprimere concetti senza l’esigenza di bilanciare un’equazione. Forse un giorno accadrà, ma per adesso conterà sempre e solo l’imprevedibile irrazionalità di noi intelligenze organiche.

C . O . Ismael

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