Un Presidente Sulla Scia

Pubblicato il da Eurus - il vento del Sapere

Una veste di apparente grandezza avvolge la vergine conoscenza di JFK. Alle scolaresche viene presentato come un uomo giusto, una sorta di Salomone Democratico, forse il più grande presidente degli Stati Uniti. Ma nel ricordo questo velo si dissolve. Rimane solo un nome, da accostare meccanicamente alla lista dei buoni della storia, perché le speranze erano forti, e l’uomo rappresentava ciò che Obama è adesso per il mondo. L’uomo della svolta, il distacco definitivo dalla grande guerra. John Kennedy è un nome asciutto, rinvigorito solo da qualche vergognosa amante che svela alcuni dei lati nascosti di un Presidente morto prima di essere puntato da Oswald. La lista dei flirt presidenziali è rimpolpata, adesso, da una certa Marion Beardsley. Conoscendo la sua storia, è inevitabile pensare abbia un sesso lacero. Ai tempi della loro relazione, lei era una semplice stagista poco più che diciottenne, ma molto graziosa, mentre lui assomigliava sempre più ad un pupazzo di gomma, e notoriamente "combinato a tre tubi". Ma stiamo parlando del presidente. Kennedy viene ricordato per tanto, ma è rievocato solo per scopate proibite che, a volte, raccontano di alcune sfaccettature oscure mai avvalorate. Come mai? Per il semplice motivo che John è stato solo un presidente, e a fare la differenza è stata una pallottola. Direi che JFK è il presidente prototipo, affezionato alle curiose peculiarità USA. Infatti una caratteristica degli Stati Uniti è sempre stata quella di non farsi i cazzi propri, raggiunta la consapevolezza che, avere le mani in pasta ovunque, rende invincibili. Lo vediamo tutt’oggi in Iraq, ieri lo abbiamo visto schierarsi a favore di Israele e, se andiamo un po’ più indietro con la memoria, a favore del Vietnam del sud. Il governo Kennedy è certamente il principio del conflitto “illegittimo”. Tutti ricordano gli sforzi di John nel contenere il Vietnam del Nord, da lui sempre e ampiamente screditato per la sua “retorica comunista”, e totalmente dissimile dalla sorella del Sud che, a suo parere, guidata da Diem sarebbe potuta diventare una nazione stabile e democratica: quando uno non capisce un cazzo c’è poco da fare. Cosi lo stato federale concesse gli aiuti necessari al sud Vietnam per poter sovrastare i vicini nordici, a patto che il governo locale attuasse determinate riforme politiche. Purtroppo alcuni freddi contrasti intellettuali e logistici, sommati ad una serie di stragi imperialistici guidati da Diem nel tentativo di diffondere la Cristianità (non è uno scherzo), convinsero John “Il Dritto” a ricredersi su alcuni argomenti. Giustamente aveva appena finanziato forze repressive totalmente anti-democratiche e illiberali che, fino a pochi mesi dalla sua morte, massacrava un’intera popolazione, distruggendo monasteri Buddisti e incarcerando 1400 persone, molti delle quali scomparvero. Stava andando tutto a rotoli. Allora il piccolo John pensò alla cosa migliore da fare in quel caso, vagliando tutte le possibili soluzioni. Ordinò di uccidere Diem. Il resto è storia. Tre settimane dopo l’assassinio di Ngo Dinh, anche JFK venne assassinato. Da qui nasce una leggenda. Ma da allora, in Vietnam, a differenza di tutto il mondo estraneo al conflitto, nei libri di storia non si parla di una “Guerra Del Vietnam”, ma si ricorda la grande “Chiến Tranh Chng M Cu Nước”, cioè la “Guerra contro gli statunitensi per salvare la nazione”.

CO - Ismael

Commenta il post