L'Angelo con le ali di cemento

 

 

Un angelo nasce, cresce ed incanta tutto ciò che gli sta intorno, con la sua bellezza e con la sua naturalezza. Qui sulla terra, per fiducia di Dio nei confronti dell'uomo, in attesa che un giorno, la sua prescelta creatura, possa tornare indietro nei cieli accanto a SE...

Ma questo angelo piange, cerca di nascondere il suo dolore, duro, straziante, ingiusto, ma non ci riesce. E allora piange ... e piange, perché non riesce a volare ... perché non può tornare indietro nel suo vero mondo: il paradiso. Il motivo in fondo è chiaro: Il male, la cattiveria, ormai arrivati a livelli apocalittici nella nostra società, per certi aspetti simili a quelli di Sodoma e Gomorra ai tempi di Noè, hanno fatto si che anche una creatura così perfetta nel suo essere, così intaccabile nella sua maestosità, ha finito, immersa com'era in quest'orrido fluido di peccato, per macchiarsi le ali di quella che è la sostanza che meglio caratterizza la spacciata figura del mondo industrializzato. Lei questo in fondo lo sa, ma non capisce quale sia la cosa più giusta da fare. Sente solo il fortissimo bisogno di vedere cosa c'è aldilà delle nuvole. Vuole profondamente tornare a casa e farebbe qualunque cosa pur di riuscirci; ma non vede vie di fuga. Allora, disperato, comincia a correre, prende una grandissima rincorsa e cerca di spiccare il volo. Sembra quasi ci stia riuscendo, raggiunge una modesta quota, ma niente da fare, è troppo pesante e comincia a cadere. E tra tutta la confusione che perenne regna sovrana nel pianeta, finisce, guarda caso, su di un uomo che, fino ad allora non aveva fatto altro che cercarla ... che cercare un angelo con cui stare assieme, che colmasse quel enorme vuoto che egli si portava appresso da tutta una vita. Non si accorge però che, per quanto pura e innocente, ella , con le sue ali di cemento ha ingiustamente ucciso quel pover uomo, e non tanto per l'impatto fisico in se, che certamente ha avuto i suoi duri effetti, ma quanto per la consapevolezza da parte dell'uomo, che il suo angelo non lo aveva proprio considerato, che non lo amava nemmeno un decimo di quanto lo amava lui, e che lo aveva soltanto incantato e sedotto, per poi calpestarlo come se niente fosse, usandolo semplicemente come cuscino per ammortizzare le sue cadute, perché in fondo, il suo unico obbiettivo era tornare là, nei cieli. Semplicemente un angelo che, con la sua leggerezza, era diventato più pesante di un enorme macigno e che per questo era arrivato ad uccidere un uomo che l'amava alla follia ...

Ma ditemi voi, come faceva quel pover uomo a resistere al sublime canto e alla maestosa danza di quell' angelo che seduceva tutto ciò che gli stava intorno? come faceva a resistere al fortissimo richiamo di quella incantevole creatura? E poi, dopo una vita intera passata soltanto a cercarla. Dopo estenuanti lotte dedite soltanto alla speranza di quell'incontro, quando poi la vide scendere così dolce e soave verso di lui, riempiendogli così il cuore di gioia, le spalancò subito le braccia per raccoglierla, proprio come si fa con un delicato fiore, aprendosi completamente a lei, rendendosi più vulnerabile che mai, scoprendosi inevitabilmente ad una eventuale morte. Non ha badato alle ali di cemento. Non ha pensato che un angelo potesse essere così pesante ... non ce l'ha fatta a resistere all'insostenibile peso dell'ingiusta verità: anche gli angeli hanno l'anima macchiata dal mondo ... anche gli angeli hanno le ali intinte nel petrolio ... anche gli angeli possono uccidere, e per giunta a chi li ama di più. Allora, esalando il suo ultimo ma fiero respiro, l'uomo disse all'angelo, che finalmente si era accorto di lui:

Era meglio la mia fervida illusione della vana ricerca di te ... era meglio un sogno di te che venivi a cercarmi, come io ho fatto con te ... a cercare me, che per te mi sarei fatto spuntare le ali, pur di esaudire il tuo desiderio più grande ... io che ormai non vorrei più seguirti in paradiso anche se potrei.

E fu solo in quell'istante che l'angelo comprese tutto ... tutto quello che lui era stato per l'uomo e che avrebbe potuto intuire, ma che non fece. Ormai era troppo tardi ... l'uomo era morto nell'anima, straziato da una realtà che non lo vedeva più come protagonista della sua storia d'amore. Ma ciò nonostante l'uomo continuò a vivere, perchè legato, da troppi vincoli, su questa terra. Ma la sua vita fu maledetta per sempre, alla ricerca disperata di un'insana verità, soltanto la verità, nient'altro che l'oggettiva e seducente verità. In modo tale che, un giorno, magari, sarebbe riuscito finalmente a capire il perché di tutto quel male che padroneggiava così incontrastato nel suo mondo, mettendosi, così, finalmente l'anima in pace.

Ma l'angelo, anche se apparentemente rassegnato, in fondo, non perse mai la speranza che un giorno, magari, sarebbe potuto ritornare nel suo mondo. E intanto si dedicò a far si che il nostro, di mondo, diventasse migliore grazie alla sua voce, al suo canto. E sfruttando i 4 venti sparse dove potè la sua melodia di pace e di speranza, che sembrava illuminare quelle zone buie e tenebrose in cui arrivava.

E tutto questo faceva intuire una certa risposta ad una forse scontata domanda: perché il Signore avrebbe dovuto mandare una sua preziosa creatura sulla terra se, potente com'è, avrebbe potuto prevedere una sua così immeritevole fine?

Bè, non lo avrebbe fatto credo per nessun motivo al mondo, se non per dare ancora una speranza all'umanità. Infatti,  con la sua voce, che è la voce di Dio, con il suo dolore che è il peccato dell'uomo e con il suo amore che è sempre l'amore di Dio verso gli uomini, allora forse quest'umanità così degradata avrebbe avuto qualche speranza in più di salvarsi.

cronos


P.S.
Vorrei suggerire, per completare in bellezza quella che spero sia stata una piacevole suggestione del testo, una canzone meravigliosa di Enya (Caribbean blue) contornata da un bellissimo e altrettanto suggestivo video di uno  dei miei giochi preferiti: Final Fantasy X.  Prego, a voi la visione: